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Acqua e comunicazione

Quando si hanno figli sani e robusti, si pensa all'attività natatoria come ad un'esperienza ludica e ricreativa in grado di favorire lo sviluppo psicofisico del bambino.
Se però le cose non sono andate esattamente per il verso giusto e ci si ritrova genitori di bambini che inspiegabilmente a 15-18 mesi ancora non sono in grado di raggiungere la stazione eretta , la situazione cambia e si comincia a pensare all'acqua in altri termini e con diverse aspettative.
Senza voler illudere nessuno mi sento in grado di affermare che per questi bambini l'acqua può moltissimo , ma solo se si esegue un programma preciso , rispettando sempre i tempi e i modi di ogni piccolo e sapendo sempre gestire la situazione senza titubanze

In acqua viene annullata la gravità ed ogni movimento risulta più naturale , aiutato anche dalla pressione idrostatica che fa sentire senza peso chi vi è immerso.
Il bambino disabile ha bisogno più degli altri di sviluppare la conoscenza del proprio schema corporeo e di esercitare i suoi schemi motori di base, che in alcuni casi, in ambiente aereo è impossibilitato ad espletare.

Sappiamo quanto sia importante per tutti i bambini lo sviluppo dell'immagine corporea e della propriocettività e per questo si ritiene fondamentale, ancor più per il bambino con problemi, acquisire presto una reale e completa conoscenza di Sè e del proprio corpo.
Nell'acqua, inoltre, non si avvertono limitazioni ed essendoci continuità tra intelligenza e processi biologici di adattamento all'ambiente, si considera questo luogo quello in cui il bambino disabile può esprimere al meglio se stesso, ricavandone benefici su tutto lo sviluppo.
Le risposte che si possono ottenere in acqua dai bambini disabili sono davvero sorprendenti.

Il metodo sensoriale propone un tipo di idrokinesiterapia nel quale si utilizzano i genitori e l'operatore, in ambiente liquido, a stretto contatto con i bambini.
Attraverso il calore e la sicurezza che il corpo della figura di riferimento può infondere, il bambino in acqua può sperimentare i propri sensi e può allenare la propriocettività senza pericoli .

Bisogna chiarire a priori che quando si parla di metodo sensoriale, ci si riferisce ad una modalità comunicativa di tipo non verbale.

Sappiamo che nella globilità dei processi di comunicazione umana, vi sono svariate possibilità di relazionarsi con gli altri. Si possono sinteticamente ridurre alle due sostanziali opportunità rappresentate dalla comunicazione verbale e da quella non verbale.
Tali modalità comunicative si presentano strettamente connesse tra di loro; si pensi, ad esempio, al momento in cui si dice qualcosa ed alle conseguenti negazioni, conferme o rinforzi che si esprimono con il linguaggio del corpo (espressioni del volto, gestualità, intensità,...).
D'altro canto, se si comunica attraverso i gesti e la mimica facciale, la comunicazione può essere rinforzata dalla sonorità vocale o dalle parole articolate.

Nei primi mesi di vita la comunicazione di tipo verbale si presenta meno efficace di quella corporea; in questa età il bambino non sa ubbidire ad un comando vocale, ma reagisce più velocemente se si stabilisce con lui una comunicazione di tipo corporeo.
Ecco perchè baci, coccole, carezze ed espressioni gratificanti del volto producono istantaneamente feed-back positivi nella comprensione e nella recezione dei messaggi.
La pelle, il calore del corpo, e la gestualità in senso generale divengono per eccellenza la forma di dialogo più facile con i bambini molto piccoli.
Le motivazioni indotte attraverso processi di gratificazione corporea e di lode producono di riflesso nel piccolo un aumento delle risposte motorie.
In ambiente fluido il corpo del genitore o dell'operatore diviene per il bambino un importante punto di riferimento che gli permette di allontanarsi, esplorare lo spazio circostante e di tornare con la certezza di un abbraccio che contiene e che consola.

In questa prospettiva l'acqua non può non essere considerata l'ambiente ideale nel quale stabilire una comunicazione corporea che va oltre il dialogo, e che permette situazioni di contatto intense e naturali.
Le risposte motorie dei piccoli divengono molteplici e si esplicano in un piano tridimensionale, che consente il flusso libero di percezioni utili alla costruzione di tutti gli schemi motori di base.
In età evolutiva si propone dunque l'acqua come l'ambiente migliore, in assoluto, anche per il recupero di deficit psicomotori, comportamentali e del linguaggio.
Nel "nuoto baby" utilizzato soprattutto per abilitare il bambino che presenta alcune forme di disabilità, l'acqua diviene un mezzo grazie al quale si riesce a conseguire un obbiettivo , cioè un fine , che è quello di ABILITARE e non di riabilitare come erroneamente viene creduto.
Questo è uno dei concetto più importanti del metodo sensoriale: abilitare un bambino nell'acqua, significa renderlo abile, cioè fare in modo che diventi capace di fare qualcosa, cioè di nuotare.
Così come RIABILITARLO vuol dire restituirgli una abilità che aveva perduto.
In effetti è vero che il metodo sensoriale richiamando i riflessi primordiali fetali "riabilita " il piccolo all'acqua poiché gli consente di ricordare ( in una specie di "deja vou" ) quello che forse aveva già dimenticato ( cioè i M.R.N.A ), ma è altrettanto esatto considerarlo un metodo" abilitativo", dal momento che insegna al bambino una capacità , che è quella di usare i suoi riflessi esercitandoli e trasformandoli in movimenti natatori ( M.N.)


Dott.ssa Manuela Alba Giletto




Per approfondimenti potete contattare la Dott.ssa Giletto all'email: giletto@nuotobaby.it





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