AREA ISTRUTTORI
La proposta AQUEAI
Cari Istruttori, sappiamo quanta energia fisica e psicologica richiede il Vostro preziosissimo lavoro in acqua, con i bambini da 0 a 3 anni.
Vi abbiamo visti lavorare, siete motivati da una grandissima passione per il Nuoto e sicuramente vi piacciono molto i bambini.
L'entusiasmo con il quale vi dedicate a questa meravigliosa attività, spesso vi fa dimenticare di prendere alcune precauzioni, per le quali oggi non vi preoccupate più di tanto, ma che , a lungo andare, potrebbero causarvi piccoli fastidi.
Da un'analisi generale conseguente alle nostre visite a… " bordo vasca" in svariati Centri Natatori sparsi su tutto il territorio Nazionale, è risultato che pochissimi di voi si curano del proprio corpo, a fine giornata in piscina.
Vuoi per la fretta di rientrare a casa, vuoi per un fatto di abitudine o perché siete giovani e… va bene così, sta di fatto che la maggior parte di voi non si occupa degli aspetti preventivi che questo ambiente richiede.
Vi suggerisco vivamente di fare sempre la doccia prima del rientro a casa, non quotidianamente con saponi e bagnoschiuma profumatissimi, che potrebbero alterare il Ph della vostra pelle (già abbastanza aggredita dal Cloro), quanto piuttosto con prodotti specifici o, addirittura, solo con acqua.
Ricordatevi che è altrettanto importante idratare sempre la pelle, prima di rivestirsi. Questo vale sia per gli uomini che per le donne (l'epidermide è la stessa) ed anche i ragazzi dovrebbero incremarsi ed oliarsi qualche volta, oltre che curare di più anche i capelli.
I disinfettanti che vengono usati comunemente in piscina, danneggiano la cute e rovinano i capelli, anche se nessuno ve lo ricorda ed oggi non ci fate caso…
A questo proposito, sarebbe fondamentale l'uso della cuffia, (meglio quella plastificata, che non fa passare l'acqua) non soltanto per un fatto igienico legato alla depurazione della piscina, quanto piuttosto per salvaguardare la vostra testa dalle continue aggressioni del Cloro, che sfibra i capelli rendendoli estremamente fragili.
Attenzione anche ai Phon asciugacapelli, (soprattutto le ragazze) spesso, per la fretta, li utilizzate al massimo della potenza e vicinissimo al cuoio capelluto…Meglio un po' di tempo in più, ad una potenza minima del calore!
Infine non dimenticate, di tanto in tanto, di risciacquare anche i costumi, gli accappatoi e le ciabatte con qualche disinfettante specifico!
Se applichi il metodo Giletto e vuoi pubblicare una tua relazione, inviaci una email
Relazione di Roberto Magnanini, della Adria Nuoto.
Lavora a Codigoro (Ferrara), è Istruttore e Allenatore, si è formato al "metodo Giletto", che ha saputo benissimo interpretare e che ha potuto applicare ad un bambino affetto da Sindrome di Angelman, ottenendo buoni risultati.
Quando tre anni fa ho iniziato a lavorare con M. non sapevo nulla della Sindrome di Angelman (S.A.): la madre era una mia allieva che frequentava i corsi mattutini e quando vide che nell'orario successivo alla sua lezione trattavo un allievo con tetraparesi spastica ha iniziato a raccontarmi del caso di suo figlio e mi chiese se fosse stato possibile per lui accedere ad un corso in piscina.
Come molte altre madri, non è stata ricca di particolari: si impara sempre se il bimbo cammina o meno, se parla o meno, ma difficilmente viene spiegata la natura reale della malattia o della disabilità. Inoltre né i gentori, né il medico di base forniscono mai un minimo di documentazione relativa allo stato di salute o ai trattamenti fisiatrici consigliati per la patologia.
Così ho cominciato a lavorare con M. senza averlo mai conosciuto prima, senza sapere nulla della sua storia e senza conoscere le sue reali capacità.
M. ha oggi poco meno di 10 anni e si presenta come un bimbo pienamente sviluppato, con una limitata tonicità muscolare che non gli permette di mantenere la stazione eretta e di deambulare. Passa per lo più il tempo sulla sedia a rotelle o camminando in quadrupedia.
Solitamente M. è molto sereno e tranquillo: non ha mai avuto reazioni violente o scatti di ira o rabbia, attacchi di panico o qualsiasi altro segno di malessere. Ha la capacità di riconoscere le persone, le situazioni, l'ambiente che lo circonda ed è molto attratto dai rumori più che dalle cose, più dalle percezioni acustiche che da quelle visive.
Fin dalla prima lezione M. ha avuto un atteggiamento positivo nei confronti dell'acqua: appena entrato ha iniziato subito a muovere le mani e a godersi gli schizzi d'acqua sulla faccia.
Le prime volte M. non si spostava in acqua ma restava fermo sul posto, come se non sentisse la necessità di spostarsi: era libero di muoversi, si agitava in continuazione, ma non aveva nessun tipo di spostamento, né di autonomia. Non sapevo se M. non si spostava per incapacità o per mancanza di stimoli allo spostamento: magari non si muoveva perché non ne aveva semplicemente bisogno!!!
Così ho iniziato a stimolarlo con una palla colorata e lo spingevo verso la palla tenendolo con una mano sotto il petto e una mano sulla schiena (metodo Giletto). Nel giro di 2 settimane M. ha imparato a muoversi in maniera autonoma, con una repentinità inimmaginabile: sembrava quasi che in lui fosse scattata una molla che lo spingeva al movimento; dall'immobilità al movimento irrefrenabile; bastava solo che io mi muovessi per fare in modo che lui mi seguisse ovunque andavo.
Difficile era farlo spostare in posizione supina: evidentemente il fatto di non sapere dove andasse lo preoccupava. Così dovevo quasi forzarlo tutte le volte e fargli sentire la mia presenza col sostegno sotto il capo, parlandogli e cercando di attirare la sua attenzione stando dietro di lui, affinché compiesse una iperestensione del capo (stimolazione sensoriale).
Il passo successivo è stata l'immersione del capo e il controllo della respirazione (fase che il metodo definisce di "richiamo del riflesso di apnea). Per cercare di stimolare l'espirazione, ho usato una strategia per cui lo immergevo quando lui emetteva dei versi,per mezzo dei quali cerca di comunicare: l'atto espiratorio dovuto alla fonazione gli impediva di fatto di bere.
Nel frattempo ho cercato di documentarmi e le poche informazioni che ho le ho rintracciate in rete, nel sito di un'organizzazione che si occupa delle famiglie con casi di questa patologia (www.sindromediangelman.org). Le informazioni raccolte sono scarse e spesso troppo specifiche per chi, come me, non ha studiato medicina o biologia.
Più interessante per me, visti i miei studi di lingue, la parte relativa al linguaggio: chi è affetto da S.A. hanno grosse carenze in fatto di capacità espressive; nella migliore delle ipotesi si arriva alla padronanza di meno di dieci parole, che sono ovviamente insufficienti ad un'interazione verbale completa.
M. non pronuncia alcuna parola e si fa capire limitatamente all'interazione con ciò che lo circonda: tutto ciò che non riguarda l'hic et nunc è al di fuori delle sue capacità espressive.
A modo mio però ho cercato di creare una sorta di comunicazione con lui, istituendo una specie di "rituali" che precedevano un'azione precisa: ad esempio, prima di ogni immersione lo spingevo alcune volte verso l'alto, come per stimolare in lui un riflesso condizionato che lo rendesse pronto a tuffarsi (metodo Giletto).
Oppure, prima di sospingerlo in acqua in scivolamento prono, lo facevo ondeggiare avanti e indietro in modo che lui potesse "presagire" ciò che gli stava per succedere
(ibidem).
La fase successiva del metodo Giletto, quella della risalita in superficie, è stata praticamente un gioco: scendevamo insieme sott'acqua uno di fronte all'altro e mentre io guardavo se soffiava o meno, lui ha iniziato a muovere le gambe per riemergere in maniera autonoma. Non direi che la cosa è stata insegnata, ma sembra quasi che sia avvenuta in maniera del tutto naturale.
Conseguiti questi risultati, è avvenuto il cambiamento che io reputo forse il più importante nella fase della didattica con M.: il bimbo ha smesso di seguirmi per procedere da solo (con i braccioli) nella scoperta della piscina (propulsione volontaria, nel metodo citato). La madre non ne è molto contenta, perché trova che il bimbo sia diventato disubbidiente o insubordinato nei confronti dell'istruttore; io trovo che questo atteggiamento sia una grande presa di coscienza delle proprie capacità, che gli permettono di esplorare la piscina in completa autonomia, decidendo da solo quando mettere la testa sotto e quandi tirarla fuori dall'acqua, quando spostarsi e verso quale direzione. In questo periodo si è realizzata anche una apertura di M. nei confronti delle altre persone che occupano lo spazio circostante a quello che gli è riservato.
L'ultimo traguardo che è stato raggiunto è il raggiungimento del fase che il metodo Giletto definisce di " galleggiamento supino", con tanto di spostamento autonomo
(fase dell'autonomia, ibidem).
Il problema con M. è che " non batte le gambe" se non le vede muoversi; così, flettendo la testa, causa uno spostamento del baricentro verso il basso, con conseguente affondamento degli arti inferiori. Il modo per tenerlo in iperestensione del capo era ovviamente quello di richiamare la sua attenzione con la voce
(stimolazione sensoria acustica, nel metodo adottato) standogli alle spalle, ma la difficoltà è tutt'ora quella di fargli muovere le gambe in maniera autonoma.
Ho cercato di richiamare la sua attenzione con oggetti colorati al di sopra della sua testa, ma difficilmente ha mosso le gambe in maniera volontaria e finalizzata allo spostamento.
Alcune volte ha compiuto da solo, senza sussidi galleggianti, alcuni metri in scivolamento supino con battuta di gambe, ma ancora non si può dire che abbia automatizzato il gesto.
Dall'inizio dell'attività in acqua, altri benefici che abbiamo riscontrato, in seguito all'applicazione di questo metodo, sono stati i seguenti:
1. un grosso calo dei momenti di assenza che la madre chiama "crisi", in cui M. sembra spegnersi completamente (chi soffre di S.A. ha anche problemi di epilessia o comunque problematiche neurologiche);
2. un calo nell'attività del sistema nervoso tanto da ridurre e per certi periodi sospendere la somministrazione di uno sciroppo sedativo;
3. un aumento della tonicità muscolare, soprattutto dei grandi gruppi muscolari del tronco;
4. un aumento dell'equilibrio anche sulla terraferma;
5. una regolarizzazione dei ritmi di riposo/veglia.
|
Buona sera, io mi chiamo Francescae abito a Reggio Calabria, ho 27 anni e sono un'aspirante istruttrice di nuoto (I livello).
Ho da qualche giorno iniziato il tirocinio in piscina e non nascondo di aver provato un pò di disagio nell'inserirmi in questo mondo, nonostante mi sia molto familiare (ho una passione sfrenata per il nuoto). Mi sono, pertanto, limitata ad osservare sia il lavoro degli istruttori ma soprattutto il comportamento in acqua dei bambini. Ancora sono sprovvista delle dispense del corso per cui navigando su internet ho scovato il sito "Centro Acqua Amica" e tutti i Suoi articoli sul nuoto per bambini da 0 a 3 anni. Mi piacerebbe approfondire le mie conoscenze riguardo ai bambini di questa fascia di età e del loro rapporto con l'acqua, anche perchè mi sono proprio trovata a contatto con bambini di 2 - 3 anni, di cui uno affetto da malformazioni a livello osseo, per cui volevo chiederLe qualche consiglio su come iniziare (tipo di comportamento da adottare) e se c'è in vendita qualche testo che potrebbe essermi utile (giochi e tecniche varie).
Sono rimasta positivamente colpita dai Suoi studi, anch'io sono convinta che il contatto con l'acqua non possa che essere benefico per la crescita di un bambino ed anche nel rapporto con la madre.
Nell'attesa di un Suo positivo riscontro, porgo cordiali saluti.
Francesca
Gentile Dott.ssa Giletto
mi chiamo Matteo e sono laureando in Scienze dell'Educazione e assistente bagnanti dal 1996. Vorrei prendere il brevetto di istruttore di nuoto col prossimo corso organizzato dalla F.I.N.
Sono entrato in contatto con la realtà delle persone diversamente abili.
Vorrei chiederLe se esistono dei corsi per apprendere nozioni di idroterapia e se per lavorare in piscina con queste persone è necessario il brevetto di istruttore o bastano eventuali attestati di frequenza ai corsi di idroterapia.
RingraziandoLa anticipatamente, Le porgo cordiali saluti.
Matteo
Vorrei informazioni relative alla possibilità di diventare istruttrice di nuoto per bambini dai 3 mesi ai 3 anni.
E' necessario avere il diploma di istruttore? L'adesione al corso di istruttore è aperta a chiunque o solo a chi ha determinati requisiti?
Eventualmente qual'è la durata ed il costo da sostenere?
E' possibile avere informazioni in merito?
Grazie.
Barbara
Per diventare Istruttore di Nuoto Baby "Metodo Giletto"esistono due livelli di qualificazione, per mezzo dei quali è possibile applicare il metodo sia con i bambini sani, sia con i disabili.
La nostra Scuola prevede, in collaborazione con la Federazione Italiana Nuoto, la qualifica di Istruttore F.I.N., che rappresenta motivo di precedenza all'accesso delle iscrizioni, a numero chiuso.
Nei casi in cui i tesserati F.I.N. non abbiano raggiunto il numero specificato per ogni singolo Corso di Formazione (20 Istruttori), è possibile iscriversi comunque, senza specifica qualifica Federale e non.
Per esigenze e su richiesta esplicita degli Istruttori (disponibilità di tempo, pernottamento, spese per le trasferte a Verona, etc…) i nostri Corsi si esauriscono nell'arco di una sola giornata, sempre di Sabato o di Domenica, rimandando l'affiancamento ( nelle varie Piscine di riferimento dei Tecnici sparse su tutto il territorio Nazionale ) a tempi successivi.
Tutti gli Istruttori provenienti da qualsiasi parte d'Italia, verranno seguiti personalmente dalla Dott.ssa Giletto, che rimarrà a disposizione per qualsiasi esigenza, inerente la corretta applicazione del suo metodo. Inoltre, la Dott.ssa Giletto intenderà coinvolgere i suoi allievi, qualora essi stessi ne fossero consenzienti, nelle attività di ricerca e di studio, nonché di formazione e partecipazione attiva, in tutti i progetti inerenti le attività della Scuola Nazionale di Educazione Acquatica Infantile.
Tutte le informazioni relative ai programmi di Formazione, date, orari, costi, livelli di qualificazione, argomenti, etc…, saranno disponibili Via Internet, direttamente nel sito www.nuotobaby.it
E' vero che i neonati, una volta immersi nell'acqua trattengono istintivamente il fiato e non "bevono"?
Assolutamente falso. I neonati hanno un meccanismo di "bloccaggio" delle vie aeree superiori, che appartiene al gruppo dei riflessi istintivi e primordiali (come quelli della suzione, della prensione, come il riflesso oculo-giro, come lo sternuto ecc…). Questo riflesso (che il metodo Giletto definisce " di apnea" ) regredisce molto in fretta e, pertanto, ha bisogno di essere esercitato, o meglio dovrei dire…richiamato!
E' impensabile pretendere che un bambino di pochi mesi sia in grado di nuotare autonomamente in apnea, senza prima verificare se il suo riflesso è ancora presente o meno…Inoltre è assolutamente pericoloso immergere i neonati sott'acqua, senza una specifica preparazione e senza conoscere le preliminari modalità di azione nelle ipotetiche situazioni di emergenza.
I bambini piccoli hanno paura dell'acqua?
No. I problemi insorgono in problematiche particolari intrinseche ad ogni diade bambino/mamma. Spesso sono i genitori ad avere paura e trasmettono le loro ansie ai piccoli, che interiorizzano presto le insicurezze delle figure di riferimento.
E' importante lavorare sul dialogo corporeo tra il bambino e la mamma, sullo sviluppo della loro intesa simbiotica, piuttosto che sulle modalità di intervento diretto sul bambino.
Bisogna avere caratteristiche particolari per fare l'Istruttore di Nuoto Baby?
L'Istruttore, in generale , deve essere una persona dinamica, espansiva, comunicativa, disponibile all'ascolto…Con i bambini piccoli è ancora più importante possedere dei requisiti caratteriali che coinvolgono molteplici aspetti della personalità, tra i quali la simpatia, l'umorismo, la spensieratezza, la disponibilità al gioco, la capacità di espressione e di comunicazione pre-verbale. Fondamentale è anche una buona dose di pazienza e di disponibilità all'adattamento delle situazioni che cambiano continuamente…
Inoltre l'Istruttore di Nuoto Baby deve saper stabilire, ancora più degli altri, un ottimo rapporto di fiducia con il genitore, che non può prescindere da una buona competenza didattica e metodologica, finalizzata anche all'interiorizzazione della sua stessa competenza professionale.
Nei corsi di Nuoto Baby è indispensabile la presenza costante degli operatori in acqua?
Assolutamente sì! La presenza in acqua dell'Istruttore crea le premesse indispensabili per il consolidamento di un clima di fiducia e di benessere generale, sia per i bambini che per i genitori.
Inoltre garantisce la tempestività degli interventi, anche di ordine preventivo e di sicurezza.
Le mamme possono allattare in acqua i loro piccoli?
L'allattamento in acqua rappresenta un momento esclusivo di gioia e di benessere per la mamma e per il bambino!
Questa esperienza meravigliosa non ha nessuna controindicazione. L'importante è che avvenga a fine lezione, quando il bimbo è completamente adattato alla Temperatura dell'acqua e dell'ambiente circostante. Questo è l'unico accorgimento indispensabile per evitare il pericolo di sbalzi termici, durante l'alimentazione.
Se il bambino piange, come bisogna comportarsi?
E' necessario, innanzi tutto, sospendere gli interventi didattici e la richiesta delle prestazioni.
Poi si consiglierà alle mamme di abbracciare il piccolo e di rassicurarlo con carezze, coccole e baci.
In seguito, sarà opportuna una analisi delle ipotetiche cause del pianto, che spesso vanno ricercate in situazioni contingenti (tra cui la fame, il sonno, le colichette addominali, il mal di orecchio).
Se il bambino ingerisce del liquido, cosa bisogna fare?
Spesso, soprattutto durante la fase di richiamo del riflesso di apnea, i bambini ingeriscono qualche goccia di liquido. Spontaneamente reagiscono con alcuni riflessi di difesa, tra cui principalmente la tosse e lo sternuto. Essi provvedono a far sì che venga espulsa quella piccola quantità di acqua che, per sbaglio è finita nella trachea.
Per aiutare il bambino in questa situazione, è necessario provocargli una iperestensione del capo (una volta, se un po' d'acqua andava di traverso, le nostre mamme ci dicevano di…" guardare l'uccellino", provocando la distensione della trachea, facendoci guardare verso l'alto), provocando una stimolazione sensoriale (ad esempio acustica, battendo forte le mani in alto, al di sopra del capo).
Dopo di ciò dovrà seguire una rassicurazione serena e confortevole, come un abbraccio amoroso, seguita da una distrazione del bambino in altre cose, come il recupero di un giocattolo posto poco distante, o l'incontro con altri bambini del gruppo. Quando il piccolo si sarà rasserenato, si potrà riprendere la didattica.
(Se invece l'ingestione di liquido provocasse difficoltà maggiori, bisognerà far chiamare immediatamente il 118, mentre si inizieranno ad applicare le prime modalità di soccorso.)
|